Case Chiuse – 2019

Si chiamano case chiuse per via dell’obbligo a cui erano tenute: persiane e tende chiuse per motivi di ordine pubblico. Era il 1859. Ne è passata di acqua sotto i ponti. Così come di festini ad Arcore. Dopo 160 anni potremmo essere pronti a riparlarne. Dai che ce la facciamo. Dai che domani scopriamo anche il fuoco. Credo in noi.

Riaprire le case chiuse. Al netto del gioco di parole bisogna chiedersi se può essere davvero una buona idea, senza pregiudizi morali, senza limitarsi a quel velo di apparenza sociale ormai spesso chilometri sotto il quale soffochiamo lentamente ogni giorno.

Partiamo da un semplice fatto. Le signorine sotto casa vostra non stanno aspettando l’autobus, potete smettere di chiedervi se la vostra città stia implementando o meno il servizio notturno di trasporto pubblico. Quel pullman non arriverà. Bisogna essere onesti e non infilare la testa sotto la sabbia come da buoni struzzi siamo abituati a fare ogni volta che qualcosa ci chiede di prendere una posizione forte e sincera. La prostituzione esiste. Ripetetelo con me. La prostituzione esiste. Ancora, davanti allo specchio questa volta: la prostituzione esiste. Questa volta non possiamo fare finta di nulla, chiudere gli occhi e tapparci le orecchie come facciamo ad esempio con le guerre, le politiche ambientali, la cattiva distribuzione delle risorse e delle ricchezze, problemi così lontani dall’Europa Bene e dal Nord America e i suoi finti moralismi. E’ letteralmente sotto casa. E’ adesso. Anzi, sono. Facciamo gli adulti, assumiamoci la responsabilità di decidere e di disciplinare ciò che ci sta attorno. Non limitiamoci a distogliere lo sguardo e a lamentarci come al solito.

Gli interessi in gioco sono molti. Partiamo da quelli più venali come possono essere la tassazione e gli introiti di denaro che vengono smossi dal mondo della prostituzione, per passare poi a quelli sociali come ad esempio la gestione della prostituzione da parte della mafia, per giungere infine a quelli più importanti: gli interessi diritti umani.

La prostituzione è per antonomasia il mestiere più vecchio del mondo. Volendo analizzare razionalmente la situazione ci sarebbe da domandarsi perché debba essere tassato e disciplinato legalmente il lavoro di un panettiere, di un parrucchiere, di un idraulico e non quello della prostituta. Non pare affatto equo. Certo, il tipo di lavoro si avvicina più a quello del massaggiatore che del muratore, ma concettualmente tutti utilizziamo il nostro corpo per svolgere il lavoro, persino chi fa un lavoro di ufficio: vi ricordo che il cervello, ove presente, rientra tra le parti del corpo umano. Così come il pene e la vagina. A livello pubblico invece gli euro che riusciremmo a portare nelle casse dello Stato sarebbero davvero molti e questi potrebbero agevolare una tassazione ridotta per tutti o finanziare nuovi progetti pubblici: ospedali, riqualificazione di quartieri poveri, miglioramento dei trasporti pubblici etc. Inoltre togliendo le prostitute dalla strada anche quel nostro piccolo ego perbenista ne guadagnerebbe non ritrovandocele più davanti agli occhi.

Si andrebbe a levare un grande introito al grande mostro del nostro Paese: “La mafia”, anche se sarebbe meglio dire le mafie, nonostante molti di noi si immaginino ancora un grande unico padrino uomo d’onore. La realtà è ben diversa. Cosa non da poco se si pensa che la malavita, come ogni cancro, ha bisogno di sostentamento per vivere e questo potrebbe davvero essere un duro colpo. Come potrebbe anche esserlo la legalizzazione delle droghe, ma questo è un altro difficile discorso.

Sopra ogni cosa però, sopra ogni euro, sopra ogni preservativo usato ed abbandonato per strada, sopra ogni finto perbenismo, sopra ogni testa abbassata e sguardo distolto ci sono e devono esserci i diritti umani. La prostituzione non è un reato, non lo è neanche adesso. Lo sono però lo sfruttamento, il maltrattamento delle donne (e degli uomini), la tratta delle ragazze che vengono illuse di trovare nel nostro Paese un paradiso. Di tutti questi aspetti possiamo e dobbiamo farci carico. Senza pensare alla roulette a cui sono sottoposte ogni sera, ad ogni cliente c’è sempre il rischio che non si torni vive. Perché dobbiamo permettere che sia così? Perché non vogliamo affrontare questa questione? Non si tratta di decidere se abolire o meno la prostituzione. Questo non dipende da noi. La prostituzione esiste. Ricordatevelo. La prostituzione esiste. Ripetetevelo. La prostituzione esiste. Si tratta di prendere atto di questo fatto e decidere di gestirlo al meglio, senza implicazioni religiose. Perché la religione non centra proprio nulla in questo contesto. Ficcatevelo bene in testa: è solo un altro velo sotto cui vi state nascondendo.

Facciamo in modo che queste ragazze e ragazzi siano protetti, hanno già fatto una scelta a mio avviso fin troppo difficile, se scelta hanno avuto. Facciamo in modo che non siano costretti ad infilarsi in macchine con sconosciuti per finire chissà dove, ma che stiano in un luogo idoneo, protetto e sicuro, dove possono essere vigilati costantemente per il loro bene. Facciamo che stiano al caldo e non sotto la pioggia. Facciamo che gli introiti del loro lavoro non vadano ad alimentare uomini malvagi, ma che siano utilizzati per il bene pubblico. Forniamo loro assistenza e controlli medici, protezioni per il loro lavoro siano essere strutturali o sessuali, un preservativo non è poi così diverso dal casco protettivo di un muratore. Abbiamo tutti da guadagnarci. Assumiamoci la responsabilità di fare il nostro bene.

K0

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