Reddito di Cittadinanza – un futuro strappato troppo presto.

dal web.

Negli ultimi giorni ha fatto notizia l’affermazione di Salvini secondo la quale l’istituto del reddito di cittadinanza debba essere posto ad una accurata verifica in quanto oggetto di sotterfugi e frodi da parte degli italiani.

Sembra quasi sia colpa del reddito di cittadinanza se gli italiani sono stronzi.

Ad ogni modo, non sono qui per criticare l’indole un po’ birichina dell’italiano medio, bensì per spezzare una lancia a favore della “Nuova” istituzione in auge da qualche mese. Partiamo dalle basi.

https://www.ilmessaggero.it/t/reddito-di-cittadinanza/

Che cos’è il reddito di cittadinanza?

Come avete avuto modo di capire dalle varie trasmissioni televisive, dagli articoli di giornale, dai post sui social network e dalle chiacchere condominiali il reddito di cittadinanza, per come lo intendiamo al momento noi italiani, non è altro che un sussidio ed un’integrazione alle famiglie il cui reddito non supera la soglia di povertà indicata dall’Istat. Soglia identificata con la cifra di 780€. Questa stessa cifra va poi ad indicare anche il limite massimo di godimento mensile di questo sussidio. In soldoni: se guadagnate meno di 780€ al mese potete richiedere l’integrazione allo Stato. Se anche guadagnate 0€ non potete richiedere più di quella somma.

Quali sono i requisiti minimi?

I requisiti sono davvero minimi: basta aver raggiungo la maggiore età, essere italiani e non avere entrate mensili pari o superiori a 780€.

Così strutturato in realtà risulta essere nient’altro che un sussidio di disoccupazione mascherato sotto nuovi paroloni o comunque qualcosa che gli si avvicina molto. Va riconosciuto al movimento 5 stelle di aver introdotto o quanto meno aver reso popolare il concetto base del reddito di cittadinanza: io sono cittadino italiano, pertanto lo stato deve prendersi cura di me e sostentarmi. Punto di vista diametralmente opposto a quello costituzionale, ma ci arriviamo tra poco.

Il reddito di cittadinanza è il futuro. A dirlo non sono io, bensì il famoso imprenditore e filantropo Elon Musk (quello che probabilmente ci porterà tutti su Marte per intenderci, non il cazzaro del parchetto sotto casa). Lo stesso, nel corso del Summit dei Governi Mondiali di Dubai, ha avuto modo di spiegare come in un’ottica di continua crescita dell’automazione del mondo del lavoro sia normale che si vadano a perdere posti di lavoro. Le macchine oltre a sostituire l’uomo nelle sue mansioni, riescono anche ad avere una migliore resa, rendendo l’essere umano di fatto obsoleto per molte attività. Questo fa sì che i robot lavorino al nostro posto e che la produzione non solo venga svincolata dall’uomo rendendolo libero di godere di un maggiore tempo libero, ma addirittura questa venga incrementata generando più guadagno. In questa nuova ottica, in assenza o scarsità di posti di lavoro, le nazioni devono prendersi carico dei loro cittadini garantendo un reddito di cittadinanza che permetta loro di sostentarsi. Il reddito di cui parla Musk è una cifra in denaro che viene distribuita ad ogni cittadino per il semplice fatto di essere un essere umano. Non c’è soglia minima, non ci sono altre variabili. In un mondo in cui il lavoro umano non esiste più o comunque è notevolmente ridotto, lo Stato si fa carico dei suoi cittadini e ne garantisce il sostentamento.

 A maggiore completezza vi riporto, prima di procedere con il nostro discorso, il link dell’articolo:

http://www.efdd-m5seuropa.com/2017/02/elon-musk-lautomazio.html

Elon Musk è un imprenditore che parla ad un Summit dei Governi Mondiali. Prendiamo le parole del magnate sudafricano per quello che sono: oggettivazioni. Per quanto possa essere vero che l’utilizzo di macchine nel mondo del lavoro non possa che aumentare la produttività bisogna tenere ben a mente che di fatto questi robot apparterranno ad una persona e che sarà quest’ultima a godere delle varie ottimizzazioni. Gli altri godranno semplicemente del ritrovato tempo libero e della loro totale povertà in assenza di un modo di potersi mantenere senza di posti di lavoro, a meno che, come ci si augura, l’istituto del reddito di cittadinanza non divenga una realtà consolidata e concreta.

È sempre bello parlare del futuro, tra scenari di fantascienza e grandi speranze, guardare avanti ci dà nuove energie da investire sul nostro domani. Ma in Italia come siamo messi?

Bè nel caldo Agosto del 2019 in Italia si sentono ancora gli odori e la frescura del Dicembre del 1947. Il giorno di San Giovanni di 72 anni fa (ormai manca poco alla ricorrenza) veniva promulgata la Costituzione Italiana il cui articolo 1 recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione”. Continua poi all’articolo 4: “La repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società”. Avete fatto il bucato? Avete portato fuori il cane? Avete detto la preghierina prima di mangiare? Perché se continuiamo di questo passo a breve gli unici “Doveri, attività e funzioni” con cui potrete “Concorrere al progresso materiale e spirituale della società” saranno solo questi.

Ma sono passati ben 72 anni, è quasi una vita intera (nel nostro Paese l’aspettativa di vita è di 82 anni) chissà quante cose saranno già cambiate, chissà quanti passi avanti abbiamo già fatto!

Tanti quanti il numero di dita che avete attorno all’ombelico (non ditemi che avete controllato). Zero, nessuno, niente, nulla. Chiediamo ancora che ci venga dato un lavoro, ce ne inventiamo ogni giorno di nuovi, cerchiamo in ogni modo di capire come possiamo arrivare alla fine del mese in maniere ogni giorno più originali (o molto vecchie e tradizionali, ma illegali – ammicca, ammicca). Quando finalmente si accenna al futuro nel corso di una campagna elettorale finiamo col ridurre, col travisare, con l’approfittarci di questo nuovo germoglio e vanifichiamo per pigrizia e scarsa integrità morale tutte le nostre visioni futuristiche, le nostre grandi speranze per poi ricadere sempre nei soliti discorsi di circostanza. Non chiediamo ai nostri politici che lo Stato cominci a guardare avanti e cominci ad investire anziché tagliare e spostare fondi. Non pretendiamo che il mondo del lavoro venga reso Res Publica e che sia lo Stato ad occuparsene, magari intraprendendo attività produttive e di servizi anziché cederle, che crei guadagno anziché tassare il nostro, vecchio, quasi obsoleto istituto del salario. La stessa parola ci fa capire quanto vetusto ed arcaico sia questo concetto. Abbiamo fatto ben pochi passi avanti da quando il nostro lavoro veniva ricompensato con una piccola razione di sale.

Stiamo calpestando e strappando le radici di un istituto che se innaffiato e curato avrà modo di darci molti frutti.

Vi lascio con un ultimo articolo, un piccolo spunto di riflessione e magari l’inizio di un piccolo esame di coscienza.

https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2019/01/14/italia-repubblica-lavoro/?refresh_ce=1

K0

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