Triste Natale

“A snowman stands in front of a Xmas tree with a sad expression”. Web.

Mi piaceva il Natale. Quando vivevo da solo assumeva dei toni agrodolci che riuscivano a raggiungermi l’animo e farmi trovare un equilibrio con tutto ciò che mi circondava. Avevo ed ho ancora, un lavoro che per sua natura mi trascina, anche e soprattutto nel periodo natalizio, là dove tutte le persone si incontrano per godere assieme di quell’atmosfera magica. Il centro città con le sue mille e più persone, le sue altrettante lucine e musiche natalizie, il freddo del clima e il calore della gente che come per effetto di un incantesimo, si ricorda di essere umana e dunque più buona. L’affollarsi della gente per le piazze e i viottoli in cerca di regali da fare o di una semplice passeggiata con la famiglia, il suo chiacchiericcio, le urla dei bambini felici. Tutto si bilanciava perfettamente con il silenzio e la solitudine di casa mia. La mia “Normalità”. Nessun albero, tanto meno nessun presepe, nessuna decorazione o festone, ghirlanda o simili. Nessuna canzone di Natale, nessun “Jingle Bells” se non quello che mi rimaneva in testa per qualche ora dopo essere rientrato nel mio rifugio dal mondo. C’era silenzio. C’era pace. Era un ritrovarsi e un sapere di esserci indipendentemente dal mondo, ma all’interno di esso.

Le due facce dello stesso natale si alternavano fino alla cena del ventiquattro. Ogni anno, preventivamente attorno a fine novembre, io e mia sorella convincevamo te e la mamma a fare l’albero. Lo so che ti rompevi le palle e so che il tuo unico contributo era solo recuperare l’albero in solaio, aprirne i rami e occuparti delle parti alte, ma era bello ritrovarlo. Era bello sapere che in qualche modo, ognuno nella sua misura, avevate contribuito entrambi per farci felici. Così come era bello ritrovarsi tutti insieme arrivando un po’ per volta come in un punto di ritrovo a cui si può sempre tornare e trovare qualcuno ad aspettarti. Trovarvi a casa ad occuparvi dei vari preparativi, i regali alle spalle del divano, la mamma nervosa per la riuscita della cena, tu ai suoi ordini pur sapendo che tanto ogni cosa fatta non sarebbe andata bene perché non è così che si fa. Arrivare e mettersi il pigiama prima di aiutarvi, prima di darti il cambio, prima di fingere di non essere mai andato via perché probabilmente non l’ho mai fatto davvero. E poi la cena, l’esser sazi dopo il primo primo, il prosecco con il melograno, la tovaglia rossa, la tv che parla con sé stessa in sottofondo, il caffè, l’attesa della mezzanotte per poter aprire i regali, molti concordati nelle settimane precedenti, ma comunque belli e sorprendenti una volta aperti, il “Provali e fammi sapere se ti vanno bene altrimenti li vado a cambiare”, i calzettoni che immancabilmente ogni anno ci regalava la mamma.

Sopra ogni cosa al mondo la cena del ventiquattro era il mio miglior regalo ogni anno.

E così, mentre per il resto del mondo non cambiava nulla, per me cambiava tutto. Casa mia era un po’ meno vuota e silenziosa, il lavoro meno pesante, le persone meno asfissianti ed io sicuramente un po’ più felice. Una piccola lampadina natalizia si accendeva anche dentro di me.

Adesso molte cose sono cambiate. Io non vivo più da solo e tu non ci sei più. A quella cena manca il suo buffone di corte, le manca il suo intrattenitore, quello che in qualche modo aveva sempre qualcosa da dire, quello che aveva sempre qualche discussione in cui coinvolgerti, quello che in qualche maniera riusciva sempre a strapparti un sorriso. Per fortuna una parte di te è rimasta in mia sorella, se fosse per me sarebbe tutto un lungo susseguirsi di silenzi. Non fraintendermi, non voglio dire che ora sia brutta o che non mi vada di andarci o che io non voglia tornare a casa. È comunque bello il ritrovarsi, il sedersi attorno ad un tavolo per stare insieme con un pretesto, aspettare di aprire i regali, il rinnovarsi dell’appuntamento.

È solo che la mamma non è più nervosa adesso, è solo triste, io non metto più il pigiama e senza le tue voglie le portate si sono notevolmente ridotte di numero quindi la mamma può occuparsene da sola senza finti pretesti per coinvolgerci, a volte non vuole neanche il nostro aiuto. L’albero sembra sempre un po’ più spento e meno decorato, la tovaglia meno rossa. Ci sono meno regali dietro al divano, ma non preoccuparti ci sono ancora le calze della mamma. Qualche volta la tv smette di parlare da sola e riesce a raggiungere qualcuno di noi. È solo che alla cena manca il suo showman ed a me il mio papà.

K0

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